Autore: Luigi Cacciatori
I criteri di quantificazione del THC nella cannabis light sono regolati da una specifica legge, la Legge n. 242, la quale regola tutto ciò che riguarda la cannabis, il suo consumo e la sua coltivazione. Per non incorrere in problemi legali e per agire nel rispetto di tutte le normative e di tutte le leggi, quindi, i coltivatori e i consumatori di cannabis devono prestare particolarmente attenzione al quantitativo di THC presente nella cannabis che coltivano o che consumano e, di conseguenza, devono prestare particolare attenzione alla Legge n. 242.
All’interno di questa legge, sono riportati precisamente questi quantitativi, che devono corrispondere ad un livello di THC mai superiore allo 0,2%, con una tolleranza massima fino allo 0,6%. Se un coltivatore e le sue piante di cannabis light rispetta questi limiti e queste percentuali, non si verifica nessun problema di natura legale, ma è necessario che questi limiti e queste percentuali vengano dimostrate attraverso un cartellino delle sementi o delle infiorescenze acquistate, il quale deve essere conservato per 12 mesi e il quale può sollevare il coltivatore da responsabilità non sue (nel caso in cui le autorità dovessero scoprire irregolarità dei limiti e delle percentuali).
Nel caso in cui il quantitativo di THC presente nella pianta di cannabis light, invece, dovesse superare lo 0,6%, le autorità si occuperanno di sequestrare e distruggere la piantagione: ecco perché è sempre importante agire nel rispetto della legge, anche per non incappare in perdite di tempo e di fatica, come in questo caso.
Nel corso di questo articolo, scopriremo quali sono i metodi per calcolare il perfetto dosaggio di THC, sia all’interno delle piante e delle infiorescenze sia nei prodotti alimentari a base di cannabis light.
Calcolare il dosaggio di THC è un ottimo metodo per poter coltivare la propria pianta di cannabis light in Italia, senza rischiare problemi di natura legale. Per effettuare questo calcolo e misurare i livelli di THC delle proprie coltivazioni, esistono due diversi metodi, che sono i seguenti.
A prescindere da quale di questi due metodi si preferisca scegliere, è sempre importantissimo analizzare le piantagioni di cannabis, al fine di agire nella legalità e al fine di coltivare piante che siano le più affidabili possibili.
Sappiamo bene che le infiorescenze non sono l’unico metodo per assumere la cannabis light: ne esistono molti altri, come le tisane alla canapa, l’olio CBD e gli svariati prodotti alimentari a base di cannabis light, i quali rendono anche più piacevole il consumo di questa sostanza. Ci basti pensare ai famosissimi coffee shop della città di Amsterdam, in cui vengono serviti deliziosi biscotti e gustosissimi brownies, preparati e cucinati proprio a base di cannabis light.
Ma, quindi, come si calcola il perfetto dosaggio di THC all’interno di questi prodotti alimentari a base di cannabis light?
Il primo calcolo da fare riguarda la percentuale di THC presente nella pianta utilizzata per preparare questi prodotti alimentari. Per esempio, immaginiamo di aver utilizzato una pianta con contenuto di THC del 10%: ad un grammo di questa tipologia di cannabis light, corrispondono 100 grammi di THC. A questo punto, è sufficiente calcolare la dose di THC per ogni porzione del prodotto alimentare, semplicemente eseguendo una divisione del quantitativo di THC presente nella ricetta per il numero di porzioni preparate.
Per eseguire un calcolo il più corretto possibile, però, bisogna tenere in considerazione anche altri aspetti, come quello della decarbossilazione, cioè il processo attraverso cui il THC viene riscaldato durante la cottura del prodotto alimentare, perdendo così una piccola percentuale.
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